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Critica: Safe

Esce nelle sale italiane, Safe, film dell'indipendente americano Todd Haynes. Il film, che però definirei più un documentario, tratta un argomento interessante e anche attuale, la storia di una donna dell'alta borghesia americana (Julianne Moore) la cui esistenza vuota è fatta di aerobica, parrucchiere e un matrimonio privo di vita. Un giorno tutto questo cambia nel momento in cui si ammala di una malattia, sorprendentemente (o forse no) diffusa negli Stati Uniti e che è stata definita 'l'allergia al ventesimo secolo' o anche 'malattia ambientale.'

Questo male che porta le persone a non riuscire più a vivere in mezzo alla società, e che è generalmente accompagnata con sintomi di nausea e soprattutto con crisi acute di mancanza d'aria, pare sia causato dall'inquinamento dell'ambiente, dai prodotti chimici che si accumulano nel nostro sistema, finché questo, privato delle difese immunitarie, non riesce più a sopportare nulla di tossico, dalle sigarette altrui, ai gas di scarico, all'aria stessa.

Se la medicina ufficiale attribuisce questa malattia ad agenti esteriori, altre forme di medicina meno ufficiali, quali la New Age e l'omeopatia, ritengono che alla base di tutto vi siano dei problemi di natura psicosomatica, esistenziale. Questo è il quesito principale di questo film.
Ci sono dei registi che ritengono che il cinema debba essere soltanto esponenziale, vale a dire 'onesto'. E che dunque non si sbilanciano mai ne da una parte ne dall'altra. E' il caso di Todd Haynes che per tutta la durata di questo lungo film, ha la pretesa di fare del cinema verité, raccontandoci il dramma della sua protagonista, lasciando allo spettatore il compito di farsi un'idea propria. Purtroppo però il risultato è che lo spettatore finisce per annoiarsi.

Todd Haynes ha dichiarato che la ragione per la quale non c'è identificazione con la protagonista, è che essendo lei una donna senza identità, era più 'onesto' renderla neutra. Sarà onesto, ma se non m'identifico con lei, la seguirò volentieri per tutto il film? Lo farei soltanto nel caso in cui la struttura narrativa, lo stile, la dinamicità di questo film fossero forti e decisi, se Haynes si sbilanciasse in qualche modo. Ma non lo fa, anzi si esime completamente dal rapportarsi con il pubblico. Personalmente sono abbastanza favorevole alla medicina alternativa. Non so se sbaglio o se ho ragione, ma è così. Infatti, alla fine del film ero abbastanza convinto che queste fossero anche le idee del regista. Ma poi, quando leggo che ha dichiarato che non è d'accordo con la tesi della medicina alternativa, mi sono sorpreso perché in tutto il film non era chiaro come la pensasse. E mi domando perché lasci le sue opinioni alle parole invece di metterle su pellicola, visto che fa il regista di cinema. Più che onestà definirei l'atteggiamento di Haynes paura di essere disonesto, e dunque paura. E spesso chi ha paura, chi si tiene distaccato dagli altri pecca di mancanza di generosità. Non da agli altri la possibilità di confrontarsi, di mettere in discussione se stessi e le proprie idee. Diceva Truffaut: "Gli abituali errori di un film 'onesto' stanno nella mancanza di forza, nella timidezza, nella neutralità poco estetica.." E' senza dubbio il caso di Safe.

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia e sceneggiatura: Todd Haynes
Fotografia: Alex Nepomniaschy
Montaggio: James Lyons
Scenografie: David Bomba
Costumi: Nancy Steiner
Musica: Ed Tomney
Produzione: Christine Vachon, Lauren Zalaznick
Per la Chemical Films/Good Machine/
Kardana/Channel Four Films e Arnold Semler
(USA, 1995)
Durata: 121'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: DELTAVIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Carol White: Julianne Moore
Peter: Peter Friedman
Greg White: Xander Berkeley
Linda: Susan Norman
Claire: Kate McGregory Stewart
Nel: Mary Carver
Dr. Hubbard: Steven Gilborn
Susan: April Grace
Dr. Reynolds: Peter Crombie
Barbara: Ronnie Faren

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